
Franco si impegna nell’attivismo ambientale da molti anni. È da sempre coinvolto nel lavoro di Legambiente e ora è anche presidente dell’associazione “Amici del Parco Trotter”. Dal 2009 lavora sul tema dei giardini condivisi. La prima esperienza di questo tipo è nata proprio al Trotter: insieme a genitori, bambini della scuola e persone impegnate nel verde urbano abbiamo realizzato un giardino condiviso all’interno del parco.
Il sogno era che questo tipo di esperienza potesse diffondersi in tutta la città. Per questo, fin dal principio, lui e altri hanno cercato le istituzioni per chiedere aiuto e supporto. Dopo alcuni tentativi infruttuosi, con il cambio di direzione del 2011 si è finalmente aperto un percorso di dialogo. Dopo circa sei mesi di lavoro fianco a fianco si è giunti all’approvazione di una delibera che consente alle associazioni di prendere in cura terreni inutilizzati per trasformarli in giardini condivisi. Il viaggio è quindi cominciato e, giorno dopo giorno, la comunità dei viaggiatori è cresciuta insieme alla voglia di curarsi dell’ambiente, della città e delle relazioni.
Dopo questi primi risultati, insieme agli altri volontari del circolo di Legambiente hanno individuato uno spazio tra via Palmanova, via Petraccone e via Esterle, dove è presto cominciato un nuovo progetto: gli Orti di Via Padova. Il nome racchiude più di quanto dia a vedere dall’esterno. Gli orti non sono in via Padova e questa scelta era un modo per mandare un messaggio: nel 2012 via Padova era spesso considerata come una delle strade più problematiche di Milano (forse d’Italia!). Noi volevamo raccontare un’altra storia, mostrando che esistevano energie positive e persone che si stavano impegnando per migliorare il quartiere. La firma nel 2014 di una convenzione con il Comune ha dato il via ai lavori. Grazie al lavoro dei volontari, da lì a pochi anni quei 2.500 metri quadrati che un tempo erano una discarica, sono diventati un orto, un giardino dove i rapaci (per lo più gheppi) cacciano ancora le lucertole.
L’impegno non si è mai fermato, e tra la semina dei girasoli ed eventi fotografici il gruppo ha iniziato a lavorare anche su piccoli spazi verdi esterni agli orti. Luoghi dove il Comune spesso non riesce ad intervenire. Questa sperimentazione di nuove forme di cura condivisa ha dato origine al progetto “Coltivare il Quartiere”, che a oggi ha trasformato e preso in gestione due aiuole. Per Franco e gli altri è molto importante che le loro idee si siano diffuse. Soprattutto è bello che abbiano generato nuove iniziative autonome, alle quali offrono supporto.
L’esperienza ci ha insegnato che bisogna perseverare. La natura e il terreno hanno bisogno di tempo per rigenerarsi e i risultati non arrivano immediatamente. Servono pazienza, continuità e cura per creare un’osmosi continua tra ciò che accade dentro gli orti e la vita fuori nel quartiere. Per costruire questo ponte è importante ampliare il bacino dei volontari, oggi per lo più anziani. Per questo stanno sperimentando nuove forme di coinvolgimento con l’iniziativa “Bevi tu che bevo anch’io”: l’idea è che chi porta una bottiglia d’acqua da destinare alle aiuole poi riceve in cambio qualcosa da mangiare in un clima conviviale e aperto.
Recentemente, come Legambiente, i volontari sono stati coinvolti in una riflessione in vista delle prossime elezioni amministrative. Al tavolo erano presenti anche rappresentanti di Riaprire i Navigli, del WWF e esperti che si occupano della gestione delle acque. Quello che si porta a casa è che tutte le questioni urbane sono profondamente interconnesse. Parlare di navigli significa parlare anche di traffico, qualità dell’aria e cambiamento climatico. Parlare di acqua significa parlare di verde, di spazio pubblico e di qualità della vita. Per affrontare le vere sfide di Milano è necessaria una visione organica: capace di mettere al centro il cambiamento climatico, il diritto all’abitare, il verde e gli spazi di comunità.
Le difficoltà non mancano. Gestire un giardino condiviso senza avere accesso diretto all’acqua è una sfida quotidiana. Coinvolgere nuovi volontari non è semplice. Il lavoro nell’orto e nel giardino richiede costanza, fatica e una disponibilità che non tutti riescono a garantire nel tempo. Se ciò non bastasse, la natura ha i suoi ritmi. Bisogna imparare ad avere pazienza, ad accettare gli insuccessi e a ripartire ogni volta. Nonostante tutto tenere insieme le persone, costruire una comunità e mantenere vivo l’impegno collettivo è forse la sfida più complessa, che richiede almeno tanta energia quanta quella che si dedica alle piante e agli spazi verdi.
Tutto questo arare e seminare ha dato i suoi frutti. Gli “Orti di via Padova” non sono soltanto uno spazio verde, ma soprattutto un luogo di relazioni. Nelle giornate estive gli anziani del quartiere vengono a cercare il fresco che arriva da nord e si fermano a chiacchierare. Negli anni si sono costruiti rapporti con la parrocchia, con il centro islamico e con le numerose associazioni che operano nella zona. Questa è la Milano viva, nella quale si sta bene, dove quando esco di casa incontro sempre qualcuno con cui scambiare due parole.
























