Alberto, da dieci anni, fa parte dell’associazione Recup APS, di cui è stato fondatore e presidente. Oggi coordina il progetto all’Ortomercato di Milano. Recup è nata dal basso, un movimento informale di sconosciuti che si sono incrociati al mercato di Papiniano. 

Venivamo da città diverse, diversa estrazione sociale, diverse età e una comune sensibilità. In dieci anni siamo riusciti a creare una comunità di circa 300 persone (con una decina di lavoratori a tempo pieno). Siamo partiti da valori condivisi e determinazione: l’amicizia e i legami forti sono arrivati dopo, grazie al lavoro sul campo.

Oggi Recup è al centro di un network di circa sessanta realtà: istituzioni, la Food Policy di Milano, la FAO, fondazioni come IBVA e grandi associazioni come Banco Alimentare, Emergency, Caritas, Croce Rossa e Comunità Nuova. Collabora anche con aziende per il volontariato aziendale e con fattorie che non macellano gli animali a cui fornisce verdure di scarto come mangime.

Siamo nati nel 2015, poco prima della Legge Gadda sugli sprechi alimentari. Da allora la sfida più grande è la burocrazia. Uno strumento su cui l’amministrazione può aiutarci è incrementare l’incentivo TARI. Di fatto, ad oggi i commercianti che donano l’invenduto possono avere uno sconto sulla tassa dei rifiuti. 

Un grosso problema è quello che riguarda gli immobili vuoti e sfitti a Milano. Il Comune dovrebbe concedere gratuitamente o a canone zero, agli enti del Terzo Settore, in cambio della loro ristrutturazione e cura.

Per quanto riguarda il rapporto con le istituzioni, la storia di Recup viaggia in parallelo con quella della Food Policy del Comune di Milano, nata sulla scia di Expo, grazie a cui Milano guida il Milan Urban Food Pact con oltre 150 città nel mondo per condividere buone pratiche sul cibo.

Recup si è costruita un ruolo riconosciuto e autorevole a fianco di realtà storiche della solidarietà come la Caritas, il Banco alimentare e Pane Quotidiano. 

Oggi il Comune paga il nostro spazio all’Ortomercato e tra noi c’è un rapporto di fiducia molto stretto, basato sui risultati che siamo riusciti ad ottenere negli anni.

Ma Milano è una città di contraddizioni. E si vede la sera, dietro al Duomo. Di giorno è il regno del lusso, dello shopping e dei manager. La notte diventa lo spazio silenzioso di chi dorme sotto i portici e nelle gallerie. La povertà alimentare di chi vive di espedienti e non ha nemmeno i requisiti per accedere alle tutele formali sta aumentando. Oggi Milano sta diventando inaccessibile anche per chi ha un buon stipendio.

Si può fare di più sull’utilizzo dell’enorme patrimonio di immobili sfitti di Milano, concedendoli gratuitamente al Terzo Settore in cambio di ristrutturazione e servizi alla comunità. Milano resti una città vivibile per i tanti che la abitano e non solo per chi è facoltoso.

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