Jacopo fa parte di APE dalla sua fondazione nel 2011. L’associazione organizza eventi musicali aperti in spazi pubblici come piazza Affari, il Parco Sempione e il cavalcavia Bussa e nasce dalla spinta di un gruppo di amici ventenni che volevano creare qualcosa di diverso per divertirsi rispetto a quello che offriva la città

Il desiderio principale era legato ai luoghi: trasformare spazi urbani in posti dove divertirsi, fare cultura e musica. È nato tutto come un gioco e senza grandi prospettive. Io ho scelto di farne parte e rimanerci perché cedere così tante persone venire ai nostri eventi e sentirle contente mi dava una grande energia, specialmente sapendo che stavamo creando qualcosa con le forze limitate che avevamo all’inizio. Ancora oggi, il fatto che le persone credano in quello che facciamo mi carica molto. 

Col tempo Jacopo ha capito che quel gioco poteva diventare un lavoro; le competenze maturate potevano essere utili professionalmente. Così l’organizzazione è cresciuta ed è stata tramandata a diverse generazioni, arrivando oggi alla sedicesima stagione. Jacopo si occupo della direzione, dell’amministrazione organizzativa e finanziaria e del coordinamento dei vari settori. Il team gestisce la produzione, le scelte artistiche e la somministrazione di alimenti e bevande, in modo da generare i ricavi per finanziare gli eventi. 

Siamo stati tra i primi a fare eventi aperti su suolo pubblico e negli anni abbiamo collaborato con realtà come Esterni, Milano Film Festival, Mare Culturale Urbano e Piano B. Non esiste una rete istituzionalizzata, ma condividiamo bisogni e istanze con queste realtà simili alla nostra.

Fin dal principio, Jacopo riconosce  che le istituzioni sono state un partner fondamentale. 

Siamo stati seguiti fin dall’inizio, soprattutto dal Municipio 1, quando eravamo giovani e inesperti. C’era apertura perché quello che facevamo era nuovo e il Comune promuoveva l’idea di portare il divertimento serale in zone nuove; con l’amministrazione Pisapia abbiamo avuto molto spazio. Abbiamo interagito con vari assessori, sia per la sicurezza che per le politiche giovanili. 

E poi qualcosa è cambiato. Nonostante APE faccia attività culturali, il format viene percepito come una questione di politiche giovanili e ordine pubblico, un problema, più che un’opportunità. Quest’anno, ad esempio, il Comune ha deciso di garantirci solo una data al mese in singole location storiche come piazza Affari e Parco Sempione. La motivazione ufficiale? La necessità di ridurre la movida.

Jacopo è nato e cresciuto a Milano e l’ha vista cambiare in una città escludente, soprattutto per i giovani. Vivere a Milano è costoso e i ragazzi se ne vanno perché non riescono a mantenersi. Vorrebbe vivere in una città più accogliente dal punto di vista economico.

Milano ha avuto tanti scambi culturali che l’hanno resa una città bella da vivere e piena di energia, forse più di quanta ce ne fosse quando eravamo giovani noi. Però mi dispiace che i giovani fatichino a trasferirsi qui perché è poco accessibile. La vitalità culturale è fondamentale, ma non vorrei che si tralasciasse l’accessibilità.

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APE

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