
Lavoro per il Circolo Magnolia, una realtà che dal 2005 rappresenta un punto di riferimento sociale e culturale fondamentale per Milano e la Brianza. Il Magnolia ha una doppia anima: d’inverno è un circolo ARCI con una dimensione più intima, dedicata alla valorizzazione dei piccoli artisti, alla scena locale e ad eventi spesso gratuiti; d’estate, invece, la capienza aumenta e ospitano grandi nomi internazionali. Queste due anime non si scontrano, anzi, si supportano per creare uno spazio sociale aperto ed accessibile a tutti, sia economicamente che come offerta culturale.
Oltre a essere impegnato nell’organizzazione dei concerti, la loro attività principale, Edoardo supporta i percorsi di formazione professionale (corsi per tecnici del suono, bartender e organizzazione artistica) e l’organizzazione di eventi tematici come la fiera “Viva Las Vegan” o di raccolte fondi per cause sociali, come il concerto “Nessun Dorma” per la Palestina. Questo lavoro sintetizza la mia attitudine all’organizzazione: vengo da un ambiente do it yourself – dalle occupazioni scolastiche alle feste nei parchi – e sono da sempre interessato ai modelli che partono dal basso.
L’aspetto culturale è al centro dell’attività e delle sue mansioni. In questo senso è fondamentale essere inseriti in reti strutturate che raggruppano i presidi culturali sul territorio come “Slow Music”, nata con lo scopo di promuovere la cultura della musica originale dal vivo, e “Keep On Live”, che tutela i diritti del consumatore e degli operatori del settore. Oltre che una grande opportunità professionale il Magnolia è un modo per rimanere radicato al territorio, per mantenere un approccio vicinissimo all’humus della città, agli artisti e a chi crea eventi.
Il radicamento sul territorio è fondamentale ma il suo sguardo coglie anche nodi politici e culturali: in Italia la musica leggera e i club non godono della stessa dignità istituzionale di teatri o musica classica; eppure, soffrono delle stesse difficoltà materiali: senza sussidi è economicamente insostenibile. È per questo che insieme a “Keep On Live” sta portando avanti una battaglia con la regione Lombardia per il riconoscimento del settore. Lo spazio per la cultura indipendente è sempre più compresso dai grandi eventi e dalle multinazionali dello spettacolo e il suo ruolo è fondamentale nel tessuto urbano. Le amministrazioni locali dovrebbero valorizzare queste reti e riconoscerne l’importanza sociale.
È convinto che bisogna superare il pregiudizio che il buio sia solo un momento legato alla criminalità e invece comprenderlo come parte del tessuto sociale vivo. Il suo sogno è un “Ministero della notte” sul modello del “Clubcommission” di Berlino o del “Piano della Notte” di Bologna. Delle istituzioni che smettano di criminalizzare il buio e invece inizino a valorizzarlo. La notte passa e quando il sole splende si immagina una città dove ci si possa muovere liberamente a piedi o in bici senza la paura costante di essere investiti. Una città dove ogni quartiere sia un’isola accogliente: esci di casa e trovi il cinema, il supermercato, il bar e il teatro a pochi passi, senza dover prendere l’auto. L’immagine concreta è quella della Città 30 dove ci sono piazze verdi e spazi sociali sottratti al traffico: se devo aprire un nuovo locale, sarò molto più invogliato a farlo in una piazza dove la gente passa il tempo a socializzare, piuttosto che su uno stradone dove le macchine sfrecciano.



















