Tigist ha 21 anni, studia Scienze Politiche e ogni martedì va dai ragazzi di Kayros, la comunità fondata da don Claudio Burgio come alternativa al carcere minorile per il reinserimento sociale. Ceno con loro e passiamo la serata insieme. Per me è un’occasione per fare qualcosa di utile,  per dedicare il mio tempo a qualcuno che potrei essere io. 

Abbiamo la stessa età, viviamo nella stessa città, neanche così tanto distanti, ma io ho avuto opportunità diverse dalle loro e vivere con loro parte della mia settimana crea confronti, condivisioni, relazioni utili e interessanti sia per me che per loro. Spero. 

All’inizio non è facile entrare in empatia con i ragazzi di Kayros, soprattutto per una ragazza. Non è facile guadagnarsi il rispetto. Le ragazze vengono viste in modo diverso ei pregiudizi sono molti. Tra ragazzi si entra più in confidenza. Si fa subito amicizia. 

Ma una volta sdoganata l’idea che i ragazzi ci devono provare per forza e non ci deve essere quell’imbarazzo, ci si può trattare da pari. Mi è successo anche di ricevere grande tenerezza. E il fatto che io sia di origine etiope mi ha aiutato. Il 99% dei ragazzi è straniera. Vedono in me un tipo di rappresentazione diversa.

Si rompe il ghiaccio facendo cose pratiche come, ad esempio, preparando la cena. Tagli le zucchine e si inizia a parlare. Essendo tutti più o meno nordafricani, cous cous e tajine  sono i cavalli di battaglia. Poi ognuno ha da ridire sull’altro e ciascuno è convinto di avere la ricetta migliore.

E poi uniscono gli interessi comuni, i luoghi della città che si frequentano. Basta prendersi con leggerezza e i ragazzi si aprono automaticamente. Poi ci sono le partite di pallone. C’è una squadra che è stata attenzionata dal Milan. E la musica. Il rapper Baby Gang, che è stato un ragazzo di Kayros, in passato, ha invitato la comunità al suo concerto. È stato emozionante andarci tutti insieme.

Il momento più difficile è la sera prima di un’udienza. I ragazzi si conciano male, strafatti di qualcosa oppure molto ubriachi. Hanno paura. Ci sono anche difficoltà relative al rapporto con il mondo esterno.

È sempre questione di pregiudizi. Questa comunità è molto conosciuta e quando chiamiamo bar, gelaterie o anche rifugi per organizzare un’uscita, molto spesso ci dicono di no a priori.

La città ideale per Tigist è quella dove le persone straniere non fanno solo lavori umili o vengono percepiti come criminali e spacciatori.

Se hai davanti a te solo questo tipo di esempio o di aspirazione, come fai a uscire da queste situazioni? Quando me ne sono andata un periodo all’estero e ho interrotto l’attività di volontariato, un ragazzo mi ha consegnato una lettera in cui mi diceva la ricchezza di aver conosciuto una persona che ha vissuto in contesti diversi. Un nuovo punto di vista.

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